Il paesaggio della Sant’Anna non è una costruzione di fantasia né una sintesi immaginaria, ma una costruzione intenzionale che rimanda a un territorio reale. Leonardo ricompone tale territorio attraverso livelli di costruzione distinti, integrando in un’unica immagine porzioni di paesaggio che, nella realtà, non sono percepibili simultaneamente da un unico punto di vista.
La costruzione avviene in due fasi complementari. La prima consiste nell’osservazione diretta dei luoghi reali, con la misurazione delle direzioni, degli angoli, delle distanze e delle quote relative tra i punti di riferimento, nonché nella realizzazione di schizzi e studi grafici volti a fissare le principali configurazioni morfologiche. La seconda fase consiste nella traduzione geometrica di tali relazioni all’interno dell’opera, variabile a seconda del livello di costruzione e della struttura pittorica adottata.
Il risultato è quello di un paesaggio tridimensionale, come se lo sguardo si collocasse in alto, al di sopra del suolo: una rappresentazione coerente del territorio, in cui lo spazio appare organizzato pur restando fondato su relazioni reali e misurabili. Non si tratta di una visione fantastica, ma della ricomposizione geometrica di ciò che Leonardo aveva effettivamente osservato. La tridimensionalità nasce quindi dalla sintesi tra dato reale (direzioni e angoli) e resa pittorica (masse, profondità, rapporti tra piani).
I confronti che seguono mettono in relazione particolari del paesaggio della Sant’Anna con luoghi reali individuabili nel territorio e documentabili storicamente. Si tratta di ipotesi di riscontro, verificabili attraverso confronti puntuali tra masse, profili e relazioni spaziali. Il raffronto riguarda non solo configurazioni naturali, ma anche elementi costruiti — come castelli, chiese, insediamenti e strutture architettoniche — presenti già in epoca rinascimentale e tuttora esistenti, integri o conservati sotto forma di rovine. L’obiettivo è verificare se tali luoghi, osservabili ancora oggi, trovino riscontro coerente nelle forme dipinte da Leonardo, secondo corrispondenze morfologiche, strutturali e spaziali. Il confronto viene condotto analizzando profili, masse, articolazioni, rapporti di scala e relazioni tra elementi naturali e antropici, così come emergono nei diversi livelli di costruzione del dipinto.
Nel corso dell’analisi sono stati individuati quattro principali livelli di costruzione, differenziati per modalità geometrica adottata e per regime spaziale. Tali livelli non devono essere intesi come compartimenti rigidamente separati, né come una suddivisione dichiarata dall’artista. Si tratta di uno strumento interpretativo utile a descrivere una costruzione complessa in cui porzioni di territorio, non necessariamente confinanti tra loro e talvolta distanti nello spazio reale, vengono ricomposte all’interno di un’unica struttura pittorica. La distinzione in quattro livelli risponde dunque a esigenze di chiarezza analitica, non alla pretesa di ricostruire integralmente il procedimento di Leonardo. Allo stesso modo, la geometria qui esposta non intende definire in modo esaustivo il sistema costruttivo adottato dall’artista, ma evidenziare alcune relazioni verificabili, probabilmente parte di un impianto più ampio e articolato.
Il primo livello di costruzione corrisponde al piano sul quale sono collocate le figure di Sant’Anna, della Vergine e del Bambino con l’Agnello. Si tratta tuttavia di un piano già elevato rispetto al paesaggio circostante: ai suoi margini, in particolare sulla destra del dipinto, si intravedono elementi del territorio situati a una quota inferiore, come se lo spazio naturale si sviluppasse verso il basso, a valle, rispetto alla posizione occupata dal gruppo delle figure. Alle loro spalle è inoltre presente una collina, che costituisce un limite visivo e separa di fatto il primo livello di costruzione dai livelli successivi.
Nel primo livello di costruzione non si impone una costruzione prospettica lineare come principio dominante dell’organizzazione spaziale. L’organizzazione dello spazio non è affidata a un sistema di ortogonali convergenti verso un punto di fuga. La struttura compositiva di tipo piramidale è ciò che governa la disposizione delle figure e ne garantisce la coerenza volumetrica e l’equilibrio visivo. Le direttrici leggibili in questa fase operano come linee di forza compositive, non come assi prospettici di costruzione dello spazio.
Dopo l’intervento di restauro concluso nel 2012, che ha restituito maggiore leggibilità a numerosi dettagli dell’opera, l’analisi delle immagini rese disponibili dal Musée du Louvre consente di individuare, nella parte destra del dipinto, in prossimità dell’albero, una struttura ad arcate riconducibile a un ponte. Il corso d’acqua sottostante appare caratterizzato da un flusso impetuoso e, sulla sponda opposta, si distinguono alcune presenze costruite associate a un tracciato viario che si sviluppa da destra verso sinistra, risalendo il pendio. Alle spalle di questo nucleo emergono inoltre almeno due rilievi collinari, contraddistinti da versanti particolarmente ripidi.
Questa configurazione, che non risulta descritta nelle letture tradizionali del paesaggio della Sant’Anna, trova un riscontro particolarmente coerente nell’assetto territoriale del Ponte della Maddalena, nel comune di Borgo a Mozzano (Lucca), già esistente in epoca rinascimentale. La struttura ad arcate plurime, la continuità tra il ponte, il corso d’acqua e l’insediamento sulla sponda opposta, e la presenza dei rilievi immediatamente retrostanti corrispondono a una configurazione territoriale che trova una significativa analogia con quella individuata nel dettaglio del dipinto.
Nell’immagine è indicata la posizione del ponte ad arcate all’interno del dipinto della Sant’Anna. L’ovale evidenzia una porzione del paesaggio che, a seguito di un’analisi ravvicinata, mostra un’organizzazione riconducibile a un attraversamento fluviale. L’ovale non introduce elementi estranei, ma serve a isolare visivamente l’area di interesse dal resto del paesaggio circostante.
Dettaglio del dipinto in cui si distingue una struttura ad arcate in prossimità di un corso d’acqua. Sulla sponda opposta sono visibili presenze costruite e un tracciato viario che risale il pendio, con rilievi immediatamente retrostanti. L’insieme definisce un assetto spaziale complesso, non riconducibile a un semplice fondale generico, ma coerente con una specifica organizzazione territoriale.
Il ponte raffigurato nel dipinto trova un riscontro particolarmente coerente
nell’assetto territoriale del Ponte della Maddalena,
nel comune di Borgo a Mozzano (Lucca),
già esistente in epoca rinascimentale.
(Foto dell'autore)
Veduta del Ponte della Maddalena,
nel comune di Borgo a Mozzano (Lucca),
sul fiume Serchio.
La struttura ad arcate e il rapporto con il paesaggio circostante
rendono leggibile l’assetto territoriale
messo in relazione con il dipinto.
(Foto di Go Piek Giok)
All’interno dello stesso primo livello, oltre al ponte e al fondovalle, è possibile distinguere anche un insediamento fortificato posto in posizione dominante sul versante. L’assetto morfologico e la disposizione delle strutture risultano coerenti con l’area della Rocca di Mozzano, nel comune di Borgo a Mozzano (Lucca), già attestata in epoca rinascimentale come nucleo fortificato in controllo del fondovalle del Serchio.
Nel dettaglio del dipinto è isolato un particolare in cui si distinguono strutture costruite riconducibili a un impianto fortificato, caratterizzate da volumi compatti e da un elemento verticale emergente, la cui sommità presenta una modulazione scura che può suggerire una struttura articolata. L’organizzazione architettonica, leggibile lungo più lati affacciati verso la vallata, suggerisce una funzione difensiva e un insediamento collocato in posizione dominante. La relazione tra costruito, versante e sviluppo dello sfondo risulta coerente con il primo livello di costruzione, fondato su un punto di osservazione sopraelevato.
La fotografia mostra l’area della Rocca di Mozzano
(Borgo a Mozzano, Lucca),
in posizione dominante sulla sponda destra del Serchio.
Sulla destra dell’immagine è visibile la croce
posta sul punto più elevato del rilievo;
alla sua sinistra si riconoscono
i resti della torre del castello,
crollata e rotolata poco più in basso,
in prossimità del muro danneggiato
adiacente alla chiesa di Santa Maria Assunta.
L’insieme delle strutture e il rapporto con il pendio
risultano coerenti con una funzione difensiva
e di controllo del territorio,
in linea con il primo livello di costruzione
del paesaggio della Sant’Anna.
(Foto dell’autore)
Il primo livello di costruzione del paesaggio presuppone un punto di osservazione preciso, coerente con la posizione occupata dal gruppo della Sacra Famiglia nel dipinto. Non si tratta di un punto astratto o simbolico, ma di una collocazione reale, elevata rispetto al fondovalle, da cui risultano simultaneamente leggibili il corso del fiume, l’attraversamento, gli insediamenti fortificati e lo sviluppo dei versanti opposti.
A partire dall’osservazione del dipinto è stata individuata una linea di visuale dominante, coerente con l’orientamento e con l’organizzazione spaziale degli elementi del paesaggio raffigurato (linea di colore arancione). Questa linea, che nel dipinto mette in relazione il lato sinistro della struttura fortificata con il lato destro del ponte, è stata assunta come direttrice spaziale.
La linea orizzontale evidenziata stabilisce una direttrice geometrica tra le due emergenze, utilizzata come riferimento per la ricostruzione della direzione di osservazione del paesaggio nel primo livello di costruzione.
Proiettando questa direttrice sul territorio reale — mediante una linea tracciata su base cartografica — è stato possibile individuare, arretrando lungo il suo asse, un punto elevato fisicamente accessibile dal quale risultano visibili, nella stessa relazione, il ponte, il fondovalle e la struttura fortificata.
Il punto individuato corrisponde all’area del nuovo cimitero di Corsagna, nel comune di Borgo a Mozzano, collocato su un’altura che domina la valle del Serchio. Da questa posizione risulta leggibile, con continuità visiva, la medesima organizzazione territoriale che Leonardo ricompone nel paesaggio della Sant’Anna a questo livello di costruzione.
L’immagine, ricavata da Google Earth, mostra la relazione spaziale
tra il Castello della Rocca di Mozzano, il Ponte della Maddalena
e il punto di osservazione individuato per il primo livello di costruzione,
collocato nell’area del nuovo cimitero di Corsagna.
La linea tracciata evidenzia l’asse di visuale principale
che consente di leggere, da un’unica posizione sopraelevata,
il fondovalle del Serchio, l’attraversamento fluviale
e l’insediamento fortificato in posizione dominante.
Questa configurazione conferma la coerenza del punto di osservazione
con l’organizzazione spaziale del paesaggio dipinto da Leonardo
nel primo livello di costruzione della Sant’Anna.
(Immagine ricavata da Google Earth e utilizzata esclusivamente
a fini di studio e analisi visiva)
Da questo punto di osservazione è stata scattata la fotografia di confronto, che consente di verificare, lungo la medesima direttrice, l’allineamento tra il lato sinistro delle rovine dell’antica struttura fortificata della Rocca di Mozzano e il lato destro del Ponte della Maddalena, esattamente come nel dipinto. Questo riscontro conferma la corretta individuazione del punto di osservazione, coerentemente con quanto rilevato nel rilievo cartografico.
Nel dettaglio del dipinto è tracciata una linea orizzontale che mette in relazione il lato sinistro della struttura fortificata con il lato destro del ponte. Questa linea individua una direttrice interna alla costruzione del paesaggio, utile per definire l’orientamento generale della scena nel primo livello di costruzione.
La fotografia è stata realizzata lungo la stessa direttrice
individuata nel dipinto,
in modo da mantenere la relazione spaziale
tra il ponte, il fondovalle e la Rocca di Mozzano.
L’inquadratura consente di verificare sul territorio reale
la coerenza dell’allineamento
assunto come riferimento nel primo livello di costruzione.
(Foto di Go Piek Giok)
Proseguendo lungo la direttrice individuata nel dipinto (linea arancione), non si individuano altri punti sul territorio in grado di soddisfare la stessa condizione di allineamento tra il lato destro del ponte e il lato sinistro della Rocca di Mozzano.
La configurazione risulta quindi vincolata a questa specifica posizione. Eventuali ulteriori punti lungo la stessa direttrice non sono fisicamente accessibili, poiché si collocherebbero al di fuori del terreno, in posizioni non osservabili, e non corrispondono a luoghi reali utilizzabili come punto di osservazione.
L’insieme dei riscontri analizzati consente di definire con precisione il primo livello di costruzione del paesaggio della Sant’Anna. A partire da un punto di osservazione reale, fisso e sopraelevato rispetto al fondovalle, coerente con la posizione occupata dal gruppo della Sacra Famiglia, Leonardo ricompone in un’unica struttura visiva il corso del Serchio, l’attraversamento fluviale, gli insediamenti fortificati e lo sviluppo dei versanti opposti. Il paesaggio dipinto non è quindi una veduta generica, ma la sintesi intenzionale di un territorio osservato dal vero, organizzato secondo un assetto spaziale unitario, assunto come riferimento per l’intera costruzione del paesaggio.
La collina alle spalle della Sacra Famiglia, riconducibile all’area delle frazioni di Oneta e di Cune, presenta nella realtà un’estensione e un’altezza significativamente maggiori rispetto alle figure. Nel dipinto, tuttavia, il rapporto dimensionale risulta alterato, poiché le figure sono volutamente ingrandite e occupano quasi interamente il campo visivo dell’opera, secondo una scelta compositiva intenzionale.
Dal punto di osservazione individuato nell’area di Corsagna, guardando frontalmente, con alla destra il Ponte della Maddalena, come nel dipinto, lo sguardo risulta fisicamente limitato dalla collina antistante, oltre la quale il paesaggio non è direttamente percepibile.
Per superare il limite visivo imposto dalla collina è necessario elevare il punto di osservazione. Nel dipinto, oltre quella soglia, diventa visibile una catena montuosa e il panorama che si estende verso destra e verso sinistra. Ciò che viene rappresentato non è una costruzione arbitraria, ma la trasposizione di una configurazione reale del territorio.
All’epoca di Leonardo non era naturalmente possibile elevarsi fisicamente a tale altezza. Il procedimento non è quindi tecnologico, ma metodologico: non consiste nell’innalzarsi materialmente, bensì nel ricostruire geometricamente le relazioni spaziali del territorio a partire da un punto reale.
Nel secondo livello di costruzione del paesaggio Leonardo integra la catena montuosa raffigurata in alto, accanto al capo di Sant’Anna, rendendola visibile attraverso questa operazione di ricomposizione geometrica.
Nell’immagine è evidenziato il secondo livello di costruzione del paesaggio
nel dipinto della Sant’Anna.
Le aree attenuate con il bianco non devono essere considerate,
poiché appartengono ad altri livelli di costruzione
e non partecipano alla configurazione qui analizzata.
La selezione visiva consente di isolare
la catena montuosa visibile oltre la collina
e di riconoscerne la coerenza con il territorio reale.
La linea centrale tracciata individua un asse di riferimento
coincidente con il centro geometrico orizzontale del dipinto.
(Opera originale conservata presso il Musée du Louvre, Parigi.
Fonte immagine: Wikimedia Commons)
La linea centrale tracciata nel dipinto, coincidente con il centro geometrico orizzontale della composizione, assume valore di asse di riferimento della costruzione del paesaggio. Essa è messa in relazione, nel livello precedente, con il punto di osservazione reale individuato nell’area di Corsagna, da cui deriva l’origine grafica F, assunta come riferimento per l’organizzazione spaziale nel dipinto.
Individuato il punto di osservazione del primo livello, collocato nell’area di Corsagna, il confronto viene esteso al territorio reale. A partire da questo punto di osservazione, si individua una catena montuosa coerente con quella visibile nel dipinto alla destra della figura di Sant’Anna, riconosciuta nella catena delle Alpi Apuane.
Nella mappa sottostante, tracciando dalla stessa posizione di Corsagna una direttrice verso il primo rilievo apuano coerente con quello raffigurato nel dipinto, la linea attraversa in modo significativo l’area dell’Occhio di Lucca. Questo riscontro conferma la coerenza direzionale tra la costruzione del paesaggio nel dipinto e l’organizzazione reale del territorio.
La mappa mostra la direttrice tracciata a partire dal punto reale di Corsagna verso la catena delle Alpi Apuane. L’allineamento attraversa il Monte Bargiglio, in corrispondenza dell’antico Occhio di Lucca, e prosegue verso il primo rilievo apuano. Le indicazioni testuali sovrapposte evidenziano i riferimenti geografici principali, rendendo verificabile la coerenza direzionale tra il territorio reale e la costruzione del secondo livello nel dipinto.
La direttrice tracciata dal punto di osservazione di Corsagna verso la base del primo rilievo montuoso raffigurato nel dipinto attraversa il Monte Bargiglio, in corrispondenza dell’antico “Occhio di Lucca”. Questo punto, caratterizzato dalla presenza di una torre di avvistamento strategica, costituiva un nodo fondamentale per l’orientamento territoriale e per il controllo dei principali ambiti geografici circostanti.
Veduta dell’Occhio di Lucca sul Monte Bargiglio,
antica torre di avvistamento e nodo strategico di orientamento territoriale
tra la Garfagnana, le Alpi Apuane e il versante marittimo.
(Foto dell'autore)
Dall’Occhio di Lucca, sul Monte Bargiglio, la catena delle Alpi Apuane risulta chiaramente visibile. Il primo rilievo che si incontra sulla sinistra, coerente con quello posto a fianco del capo di Sant’Anna nel dipinto, è la Pania della Croce e, a destra di questa, l’Omo Morto e la Pania Secca.
Le Alpi Apuane costituivano un territorio ben noto già in epoca rinascimentale, storicamente legato all’estrazione del marmo ampiamente utilizzato da scultori e architetti. Si estendono su un’area che comprende la Lunigiana, la Garfagnana e la Versilia, rappresentando un riferimento geografico ampio e riconoscibile. La loro raffigurazione nel secondo livello di costruzione del paesaggio non rimanda quindi a un fondale generico, ma a un ambito reale e storicamente determinato, integrato nella costruzione del paesaggio.
La configurazione raffigurata da Leonardo non è una semplice trasposizione della percezione reale osservabile dall’area dell’Occhio di Lucca. Egli conserva le direzioni reali di osservazione, ma riorganizza il gruppo montuoso attraverso una costruzione fondata su relazioni angolari, che consente di rappresentare l’intera catena apuana in una visione unitaria, non come veduta frontale, ma come configurazione costruita.
Nel dettaglio del dipinto sono tracciate le direttrici angolari che organizzano il secondo livello di costruzione del paesaggio a partire dall’origine grafica della rappresentazione, indicata come F. Le linee indicano le direzioni reali verso le emergenze montuose della Pania della Croce e della Pania Secca, individuate con precisione rispetto alla linea centrale del dipinto, originata dallo stesso punto F, con angoli rispettivamente di 2,90° e 7,50°. La disposizione delle masse rocciose non segue una costruzione prospettica, ma una rappresentazione direzionale, in cui le relazioni tra le parti sono determinate dalla misura degli angoli, non dalla profondità apparente.
La visualizzazione reale mostra le medesime direttrici angolari tracciate a partire dal punto di osservazione reale di Corsagna, che da questo momento viene assunto come punto F. Gli angoli misurati sul territorio coincidono con quelli utilizzati nel dipinto per organizzare il secondo livello di costruzione del paesaggio (2,90° e 7,50° rispetto all’asse centrale). Questo riscontro indica che la rappresentazione del gruppo montuoso non deriva da una visione prospettica approssimativa, ma da una costruzione direzionale fondata su relazioni angolari reali tra l’osservatore e il territorio.
Nel secondo livello di costruzione del paesaggio, Leonardo organizza il territorio non secondo una profondità prospettica tradizionale, ma attraverso relazioni angolari coerenti, misurabili e confrontabili con quelle reali. Il punto di osservazione individuato nel livello precedente, assunto come F, diventa qui l’origine grafica di una rappresentazione direzionale del paesaggio.
La configurazione dipinta non coincide con una veduta direttamente osservabile dal punto F. Da quel punto vengono misurate le direzioni reali verso le emergenze montuose; la costruzione pittorica si sviluppa invece come se lo sguardo fosse collocato a una quota molto elevata lungo tali direttrici. Leonardo mantiene i gradi reali effettivi tra il punto di riferimento e le singole vette, ma ne riorganizza l’aspetto visivo attraverso una ricomposizione delle masse. È in questo passaggio che la pittura costruisce una nuova tridimensionalità del paesaggio, coerente con una visione dall’alto.
Per questo motivo, pur mantenendo gli stessi angoli reali, la Pania Secca, che nella visione frontale appare solo leggermente più bassa della Pania della Croce, nel dipinto risulta collocata più in basso e più arretrata sulla destra. La differenza non deriva da una deformazione arbitraria, ma dalla diversa quota implicita della costruzione: una visione obliqua dall’alto trasforma i rapporti apparenti tra le masse, pur conservando intatte le relazioni angolari reali.
Il secondo livello di costruzione del paesaggio non è quindi una veduta frontale, ma la traduzione visiva di una struttura territoriale reale organizzata secondo relazioni angolari precise. Leonardo non altera i dati geografici: li ricompone attraverso un sistema geometrico capace di restituire l’assetto complessivo dell’intera catena montuosa.
Omo Morto – Profilo della montagna
visto da nord-est.
L’immagine proposta è una ripresa ravvicinata della cresta,
nella quale la forma antropomorfa non risulta immediatamente evidente.
È solo osservando il rilievo da maggiore distanza
o lungo un profilo più ampio
che la cresta può suggerire la sagoma di un uomo disteso,
con il volto rivolto verso il cielo,
configurazione che ha dato origine
al toponimo tradizionale.
(Foto: Simon Rudyard – CC0 – Wikimedia Commons)
Quanto osservato finora risulta coerente con la realtà geografica, con un’unica eccezione significativa: nel dipinto l’Omo Morto appare più alto della Pania della Croce, mentre nella realtà la sua quota è inferiore. L’Omo Morto è noto come una forma naturale che da secoli viene riconosciuta dagli osservatori come il profilo di un uomo disteso: una tipica pareidolia, cioè una suggestione visiva generata dalla morfologia del rilievo.
Nel dipinto, tuttavia, Leonardo non si limita a riprodurre questa suggestione naturale. Egli colloca l’Omo Morto accanto alla Pania della Croce, ne accentua l’altezza e soprattutto ne definisce i particolari: il profilo del volto, la fronte, il sopracciglio, l’occhio, la narice e la bocca. In questo modo trasforma una pareidolia geografica in una figura intenzionalmente costruita. La pareidolia diventa quindi una vera invenzione mirabilissima, poiché l’immagine non è più affidata alla casualità della forma naturale, ma viene deliberatamente riorganizzata all’interno della struttura pittorica.
Nel dipinto la formazione montuosa presenta un profilo antropomorfo chiaramente definito, in cui risultano riconoscibili il profilo del volto, la fronte, il sopracciglio, l’occhio, la narice e la bocca. La forma non è semplicemente suggerita, ma costruita attraverso particolari leggibili, resi intenzionalmente riconoscibili.
Nel rilievo reale dell’Omo Morto
il profilo umano è percepibile
solo da determinate angolazioni
e rimane affidato alla suggestione visiva.
Si tratta di una pareidolia naturale,
priva di particolari
intenzionalmente definiti.
(Foto di Anto500,
licenza
CC BY-SA 4.0
,
via Wikimedia Commons.
Immagine ritagliata)
Questa modalità di rappresentazione, basata sull’uso di relazioni angolari reali e sulla loro trasposizione visiva, è documentata in alcuni disegni e studi di Leonardo, ma non risulta generalmente riconosciuta come applicata in modo sistematico a un dipinto. Nel caso della Sant’Anna, essa costituisce invece il principio strutturante del secondo livello di costruzione del paesaggio, ponendo le basi per l’integrazione di regimi differenti all’interno di un unico impianto spaziale.
Il terzo livello di costruzione interessa la porzione alta sinistra del paesaggio e si colloca in un’area del dipinto in cui la costruzione spaziale si articola in relazione ad altri livelli e configurazioni formali. L’analisi dettagliata di tali configurazioni è sviluppata nella sezione dedicata ai Componimenti e autoritratto, dove verrà mostrato come la struttura geografica possa accogliere anche una dimensione figurativa intenzionale. La presenza di queste configurazioni non annulla tuttavia la natura reale del paesaggio, che continua a essere costruito a partire da riferimenti geografici concreti e coerenti con i livelli precedenti.
Porzione del dipinto riferibile al terzo livello di costruzione,
collocata in alto a sinistra della composizione.
La linea verde indica la proiezione verticale
dell’origine grafica F nel dipinto.
Tale punto, che deriva dal punto di osservazione individuato nell’area di Corsagna,
è stato assunto nel livello precedente come origine grafica per la misurazione
degli angoli reali (che Leonardo definiva angoli della cosa).
In questa zona la rappresentazione
si estende in profondità,
con una resa a grande distanza
caratterizzata da una progressiva rarefazione delle forme,
da una semplificazione dei profili
e da effetti atmosferici marcati.
Il paesaggio continua a essere costruito
a partire da riferimenti reali,
ma secondo un regime spaziale
diverso da quello dei livelli precedenti.
(Opera originale conservata presso il Musée du Louvre, Parigi.
Fonte immagine: Wikimedia Commons)
Nel terzo livello di costruzione del paesaggio, l’origine grafica F — derivata dal punto reale di Corsagna — rimane il riferimento della costruzione spaziale interna al dipinto. Ciò che muta non è questo punto F, ma il regime della rappresentazione: le direttrici misurate nel territorio reale (in quanto angoli reali) vengono ora trasformate in angoli apparenti (che Leonardo definiva angoli dell’occhio), attraverso una riorganizzazione prospettica centrata sul punto F. Il punto reale di Corsagna resta quindi il riferimento territoriale per la misurazione degli angoli reali, mentre nel dipinto il punto F assume, in questo livello, la funzione di punto di fuga della prospettiva lineare.
In questo livello, la rappresentazione del paesaggio restituisce l’impressione di una visione da quota elevata, ma riferita a una distanza molto maggiore rispetto al livello precedente. Ciò che appare nel dipinto non corrisponde a un punto di osservazione fisico, bensì al risultato di una costruzione prospettica, che organizza lo spazio come un panorama lontano.
La profondità si manifesta attraverso rarefazione, attenuazione tonale e progressiva semplificazione dei profili. Questi effetti corrispondono a ciò che nella tradizione pittorica viene definito prospettiva aerea, e contribuiscono a restituire visivamente la distanza delle porzioni di territorio rappresentate. Per un approfondimento generale sul tema si veda un contributo introduttivo sulla prospettiva aerea.
Veduta reale del territorio costiero osservabile a grande distanza
lungo la proiezione dell’origine grafica F.
Dalla dorsale apuana risultano leggibili
il tratto di costa tirrenica,
il Golfo della Spezia
e l’arcipelago antistante,
in una configurazione geografica continua
riconducibile al medesimo ambito territoriale
del terzo livello di costruzione del paesaggio nel dipinto.
(Foto di Ravera Cristoforo, licenza
CC BY-SA 3.0
,
via Wikimedia Commons; immagine ritagliata)
Nel territorio reale, lungo il settore occidentale delle Alpi Apuane, in condizioni di buona visibilità, sono effettivamente osservabili porzioni di paesaggio molto lontane. In condizioni ottimali lo sguardo può estendersi fino alla foce del fiume Magra, alla collina di Montemarcello, all’arcipelago antistante Porto Venere, comprendente l’isola Palmaria, e a gran parte del Golfo della Spezia, noto anche come Golfo dei Poeti.
Questa estensione visiva reale non costituisce un semplice confronto generico, ma individua un ambito territoriale specifico, coerente con il regime di costruzione definito per il terzo livello. In questo livello Leonardo integra, pur con necessari adattamenti compositivi, elementi di paesaggio osservati al limite estremo della percepibilità, ricomposti in funzione della continuità spaziale.
I confronti che seguono mostrano alcuni degli elementi, dei dettagli e dei volumi riconducibili a questo terzo livello, mettendoli in relazione con luoghi e configurazioni territoriali reali osservabili lungo le coste, consentendo di verificarne la corrispondenza con il territorio.
Dettaglio del dipinto riferibile al terzo livello di costruzione del paesaggio, in cui si distinguono volumi strutturati, superfici regolari e una scansione ad arcate integrati nel versante costiero, in prossimità della linea di costa. Nel corso d’acqua sottostante si osserva inoltre una resa riflessa delle strutture, che contribuisce a rafforzare la lettura di un insediamento costruito affacciato sull’acqua. La presenza di elementi architettonici riconoscibili, seppur resi a grande distanza e in forma semplificata, suggerisce un insediamento strutturato coerente con tipologie architettoniche di età romana, ancora visibili nel paesaggio costiero all’epoca di Leonardo.
Visualizzazione reale presso la foce del fiume Magra,
nell’area archeologica della villa romana di Bocca di Magra,
riportata alla luce nel XX secolo dopo essere rimasta sepolta
da una frana di terra di datazione incerta.
Le strutture murarie superstiti, i terrazzamenti
e l’organizzazione del costruito nel pendio costiero
presentano una configurazione compatibile
con gli elementi architettonici visibili nel dettaglio del dipinto.
All’epoca di Leonardo la villa,
prima del suo seppellimento,
doveva risultare ancora in parte emergente e leggibile nel paesaggio,
rendendo plausibile la rappresentazione di arcate e volumi
coerenti con quelli raffigurati nel terzo livello di costruzione del paesaggio.
(Immagine ricavata da Google Earth, utilizzata esclusivamente a fini di studio e analisi visiva)
Dettaglio del dipinto riferibile al terzo livello di costruzione del paesaggio, in cui si distinguono volumi emergenti e superfici verticali integrate in un rilievo costiero. La resa semplificata e rarefatta delle forme è coerente con un regime di costruzione a grande distanza, in prossimità della linea di costa.
Veduta del Castello di Lerici e del borgo sottostante,
collocati su un promontorio costiero con affaccio diretto sul mare.
L’organizzazione del costruito, con emergenze verticali
e integrazione nel rilievo,
costituisce un esempio reale di tipologia insediativa
coerente, per assetto e rapporto con il territorio,
con le forme raffigurate nel dipinto
nel regime di distanza del terzo livello di costruzione del paesaggio.
(Foto di Go Piek Giok)
Dettaglio del dipinto riferibile al terzo livello di costruzione del paesaggio, in cui è riconoscibile il profilo frastagliato della costa, con rilievi che emergono direttamente dal mare. La lettura si basa sulla morfologia costiera, resa in forma rarefatta e semplificata in coerenza con la grande distanza di osservazione.
Veduta reale della costa di Porto Venere,
con l’Isola Palmaria in primo piano a sinistra.
Il centro abitato di Porto Venere risulta parzialmente occultato
dal settore orientale dell’isola,
rendendo leggibile soprattutto l’andamento morfologico della costa
e il rapporto tra rilievi e mare,
coerenti con quanto raffigurato nel dipinto
nel regime di distanza del terzo livello di costruzione del paesaggio.
(Foto dell’autore)
Il confronto tra il dipinto e la mappa reale evidenzia un passaggio decisivo nella costruzione del paesaggio della Sant’Anna. Le direttrici angolari, derivate da luoghi reali osservabili lungo le coste e misurate secondo relazioni direzionali coerenti, vengono ora riorganizzate secondo una prospettiva lineare. Il punto F, già utilizzato nei livelli precedenti come origine grafica della rappresentazione, assume in questa fase la funzione di fulcro prospettico, trasformando gli angoli reali (angoli della cosa) in angoli apparenti (angoli dell’occhio).
Questa trasformazione non modifica soltanto la direzione degli elementi, ma anche la loro scala. Porzioni di territorio molto distanti – per esempio la fascia costiera tra la foce del Magra, il Golfo della Spezia e Porto Venere – vengono traslate lateralmente e amplificate nell’ambito della costruzione pittorica del dipinto. Ciò che, nella visione reale, appare lontano e rarefatto, nel terzo livello viene reso più grande e più leggibile, fino a collocarsi visivamente a fianco delle Alpi Apuane.
Il paesaggio non è quindi assemblato per analogia, ma costruito secondo un impianto spaziale unitario fondato su una trasformazione geometrica coerente. Le relazioni del territorio vengono conservate nelle loro direzioni reali, ma, nel passaggio dagli angoli della cosa agli angoli dell’occhio, la rappresentazione prospettica produce una diversa distribuzione delle scale e delle distanze. L’ingrandimento delle porzioni più lontane non è una scelta arbitraria, ma la conseguenza diretta della costruzione prospettica adottata.
È inoltre plausibile che, accanto alla trasformazione delle direzioni reali secondo una proiezione centrata su F, Leonardo abbia adottato ulteriori accorgimenti geometrici e proporzionali per rendere coerenti tra loro porzioni di territorio riferibili a quote differenti. In questa sede si descrive il meccanismo principale leggibile nell’impianto del dipinto; ciò non esclude l’impiego di altri criteri costruttivi, non immediatamente ricostruibili in modo univoco, all’interno della stessa struttura pittorica.
Nel dipinto le direttrici misurate nel territorio reale
(angoli della cosa)
non vengono riportate secondo la loro ampiezza effettiva,
ma trasformate in angoli dell’occhio
attraverso una costruzione prospettica centrata sul punto F,
assunto con certezza come fulcro dell’impianto.
In questo livello le direttrici,
mantenendo il loro ordine reale,
si aprono progressivamente verso sinistra,
secondo un fascio prospettico coerente.
L’ampliamento dell’apertura angolare
produce un aumento apparente della scala:
le porzioni di territorio risultano visivamente ingrandite
pur conservando le loro relazioni direzionali reali.
Non si tratta di una deformazione arbitraria,
ma di una trasformazione lineare controllata
che converte i gradi reali in gradi apparenti,
modificando l’ampiezza visiva senza alterare l’ordine delle direttrici.
(Opera originale conservata presso il Musée du Louvre, Parigi.
Fonte immagine: Wikimedia Commons)
Proiezione delle medesime direttrici angolari
sulla mappa geografica reale,
tracciate a partire dal punto reale
assunto come F,
nell’area di Corsagna.
Le direzioni corrispondono agli angoli reali effettivi
verso luoghi costieri,
tra cui, da sinistra a destra,
Porto Venere,
l’area della foce del fiume Magra (villa romana di Bocca di Magra)
e Lerici.
Nel dipinto tali direzioni,
pur mantenendo la loro coerenza geografica,
vengono trasformate in angoli apparenti,
secondo una costruzione prospettica lineare
centrata sull’origine grafica F.
(Immagine ricavata da Google Earth, utilizzata esclusivamente a fini di studio e analisi visiva)
Legenda delle direttrici:
Si osserva inoltre che la linea di visuale associata al punto F intercetta l’area dell’attuale città della Spezia. Nel dipinto tale porzione di territorio non è visibile, poiché viene occultata dal rilievo in primo piano (capo di Sant’Anna), in coerenza con la reale morfologia del luogo.
Veduta dell’attuale città della Spezia
e del golfo circostante,
osservata da ovest.
Sullo sfondo si riconosce
la catena delle Alpi Apuane.
L’area rientra nella direttrice visiva del punto F,
ma nel dipinto della Sant’Anna
risulta occultata dalla forma in primo piano
coincidente con il capo di Sant’Anna.
(Foto di Go Piek Giok)
Nel terzo livello di costruzione del paesaggio Leonardo organizza lo spazio secondo una prospettiva lineare. Il punto F, già utilizzato come punto di osservazione reale e come origine delle direzioni, diventa ora anche punto di fuga. In questo passaggio gli angoli della cosa vengono trasformati in angoli dell’occhio: le relazioni reali restano valide, ma vengono riorganizzate per rendere visibile solo una parte del territorio. Il paesaggio dipinto non mostra quindi tutto, ma seleziona ciò che deve apparire, integrando alcuni elementi ed escludendone altri in modo controllato.
Quanto emerso dall’analisi del terzo livello di costruzione del paesaggio consente di trarre alcune considerazioni di ordine generale. La costruzione del paesaggio non risponde a criteri arbitrari, né a una semplice esigenza compositiva, ma a un ordine spaziale intenzionale, fondato su relazioni geometriche coerenti e verificabili sul territorio reale.
La trasformazione degli angoli della cosa in angoli dell’occhio, operata a partire dal punto F, mostra che Leonardo non si limita a evocare un paesaggio, ma lo ricostruisce secondo un metodo rigoroso, capace di reggere anche quando viene sottoposto a misurazioni e confronti puntuali. Il paesaggio non è quindi generico, né adattato liberamente alla narrazione, ma organizzato secondo una logica che conserva le relazioni reali del territorio, pur traducendole in forma pittorica.
Il fatto che questa costruzione mantenga coerenza anche nei passaggi più complessi — come ingrandimenti apparenti, traslazioni prospettiche e occultamenti parziali — costituisce uno degli elementi più significativi dell’intero impianto. Il metodo non solo funziona, ma continua a essere valido anche quando viene applicato a porzioni di territorio più estese e meno immediatamente leggibili, che caratterizzano il quarto livello di costruzione del paesaggio.
Porzione del paesaggio riferibile al quarto livello di costruzione del paesaggio, evidenziata dall’ovale. Pur appartenendo allo stesso campo visivo dei livelli precedenti, questa area richiede una diversa trasformazione prospettica per essere resa leggibile, in ragione della sua posizione laterale e della distanza angolare rispetto al punto F.
Il quarto livello di costruzione del paesaggio riguarda la porzione di paesaggio collocata alla destra del gruppo montuoso, nello spazio compreso tra le Alpi Apuane e l’albero. Anche in questo caso l’origine della costruzione resta il punto F, che mantiene la funzione di riferimento unico e opera nuovamente come punto di fuga di una prospettiva lineare.
Rispetto al terzo livello, la trasformazione prospettica agisce in modo diverso: territori relativamente vicini al punto F vengono allontanati prospetticamente e ridotti di scala, così da essere concentrati nello spazio compreso tra le Alpi Apuane e l’albero. L’effetto non è una veduta naturalistica, ma una resa sintetica, che prepara una lettura di tipo topografico del paesaggio.
La fotografia mostra il complesso della
chiesa dei Santi Lorenzo e Stefano a
Cascio,
nel comune di Molazzana,
nell’area storicamente identificabile come Garfagnana.
Nel territorio reale questa porzione si colloca
alla destra della direttrice che, a partire dal punto reale di Corsagna,
conduce verso le Alpi Apuane.
Nel dipinto, la sua rappresentazione viene invece riorganizzata
a partire dall’origine grafica F,
che opera come fulcro prospettico
del quarto livello di costruzione del paesaggio.
(Foto dell’autore)
Il quarto livello di costruzione del paesaggio affronta una porzione di paesaggio che, pur appartenendo allo stesso campo visivo generale, non può essere rappresentata con le modalità adottate nei livelli precedenti. La sua posizione laterale e arretrata impone una trasformazione prospettica più marcata, nella quale direzioni reali molto ampie devono essere compresse e traslate per essere rese leggibili nella porzione di spazio pittorico assegnata a questo livello.
In questo processo la costruzione non si limita a ridurre o semplificare le forme, ma tende a mascherarle, integrandole all’interno di elementi naturali come pendii, vegetazione e profili indistinti. Leonardo riesce così a includere anche questo settore territoriale, facendolo emergere solo attraverso un’analisi per direttrici, per gradi e per comportamento visivo.
Il quarto livello di costruzione del paesaggio viene ora esaminato a partire dalla porzione più settentrionale del dipinto. Le immagini che seguono presentano una sequenza di raffronti con il territorio reale, all’interno dello stesso regime di compressione e traslazione prospettica già definito nei passaggi precedenti.
Nel dipinto si riconosce una superficie ampia e continua, collocata nella porzione più alta e settentrionale del paesaggio. La morfologia appare compatta e regolare, con margini naturali che ne definiscono l’estensione. La resa sintetica e la posizione in quota sono coerenti con il regime di compressione prospettica proprio del quarto livello di costruzione del paesaggio.
Nel territorio reale questa configurazione trova riscontro nell’area di Molazzana, dove si colloca il complesso della chiesa dei Santi Lorenzo e Stefano a Cascio, attestata già a partire dal X secolo. La posizione in quota, la continuità della superficie e la relazione con le incisioni naturali circostanti risultano compatibili con la forma individuata nel dipinto, all’interno del quarto livello di costruzione del paesaggio.
Nel dipinto si distingue un rilievo montuoso con andamento ascendente articolato, definito da direttrici convergenti verso la sommità. La forma, resa in modo sintetico, è collocata in posizione visivamente elevata rispetto al fondovalle e rientra nel regime di compressione prospettica caratteristico del quarto livello di costruzione del paesaggio.
Nel territorio reale questa configurazione trova riscontro nel Monte Palodina, nel Comune di Gallicano. Osservato a grande distanza, il rilievo presenta una struttura ascendente e una morfologia sommitale compatibili, per comportamento visivo e ruolo spaziale, con la forma individuata nel dipinto.
Nel dipinto una forma apparentemente vegetale presenta una coerenza volumetrica autonoma rispetto alla trama arborea circostante. La massa si inserisce nella porzione destra del paesaggio ed è organizzata secondo una compressione prospettica propria del quarto livello di costruzione del paesaggio. Sono inoltre riconoscibili tre rilievi distinti che tendono a convergere verso un medesimo punto, in basso a sinistra.
Nel territorio reale il settore collinare compreso tra Barga e Loppia presenta un sistema di dorsali convergenti, con nuclei abitati distribuiti lungo le creste. In prossimità del punto di convergenza si colloca la Pieve di Santa Maria Assunta a Loppia, luogo di culto attestato già in età altomedievale. La disposizione delle dorsali e la posizione baricentrica dell’insediamento risultano compatibili, per comportamento spaziale, con la configurazione individuata nel dipinto.
Proseguendo verso sud all’interno del quarto livello, nel dipinto si distingue una collina isolata caratterizzata da una volumetria compatta e da un profilo nettamente separato dai rilievi circostanti. La resa sintetica e la collocazione laterale sono coerenti con una compressione prospettica propria del quarto livello di costruzione del paesaggio.
Nel territorio reale questa configurazione trova riscontro in una collina situata nel Comune di Coreglia Antelminelli, in prossimità della Buca delle Fate. Il rilievo presenta una morfologia autonoma e una posizione dominante rispetto al contesto vallivo, compatibili per comportamento visivo e ruolo spaziale con la forma individuata nel dipinto. La sua riconoscibilità a grande distanza è coerente con la sintesi adottata nella costruzione pittorica.
Nel dipinto, all’interno dell’ovale, è riconoscibile una collina con andamento orizzontale, che si sviluppa da sinistra verso destra. Procedendo verso destra, forme apparentemente vegetali presentano una coerenza volumetrica autonoma rispetto alla trama arborea circostante. La massa non segue l’andamento dei rami, ma risulta continua alla massa collinare, pur mantenendo una presenza compatta e un profilo definito. La configurazione delle forme, leggibili come foglie, è coerente con un insediamento fortemente compresso e traslato nella costruzione prospettica del quarto livello.
Nel territorio reale la forma trova riscontro
nel centro storico di Lucignana,
frazione del Comune di Coreglia Antelminelli.
La configurazione compatta del borgo
e la sua collocazione nel sistema collinare
sono compatibili, per comportamento spaziale,
con la massa individuata nel dipinto.
(Immagine ricavata da Google Earth, utilizzata a fini di studio)
Questo raffronto costituisce il punto più meridionale della sequenza cartografica ricostruita nel quarto livello. Diversamente dal caso dell’Omo Morto, qui non si tratta di una pareidolia naturale successivamente accentuata, ma di un mascheramento intenzionale. Il borgo reale viene compresso, traslato e integrato nelle forme apparenti di foglie, diventando parte della struttura vegetale del dipinto.
All’interno del quarto livello di costruzione del paesaggio, Lucignana costituisce così una vera invenzione mirabilissima: un luogo reale e storicamente determinato, trasformato mediante manipolazione angolare e costruzione prospettica, fino ad assumere l’aspetto di un elemento naturale. Non è più semplice raffronto territoriale, ma intervento figurativo consapevole.
Nel centro storico di Lucignana è presente la chiesa di Santo Stefano Protomartire, edificio di origine medievale documentato già nel XII secolo. La presenza di un nucleo strutturato e storicamente attestato rafforza il carattere non casuale della corrispondenza. Il quarto livello si chiude così non con una semplice trasposizione geografica, ma con l’integrazione di una forma reale all’interno del sistema delle mirabilissime invenzioni.
Le immagini che seguono mostrano ora come le direzioni misurabili nel territorio, riferite al punto F, vengano riorganizzate nel dipinto attraverso una trasformazione angolare.
Nel dipinto le direzioni misurate nel territorio reale
(angoli della cosa)
non vengono riportate secondo la loro ampiezza effettiva,
ma trasformate in angoli dell’occhio
attraverso una costruzione prospettica centrata sul punto F,
assunto come fulcro dell’impianto.
Le direttrici, mantenendo il loro ordine reale,
si chiudono progressivamente verso sinistra,
secondo un fascio prospettico coerente,
riducendo l’ampiezza apparente degli angoli
e comprimendo l’estensione del territorio rappresentato,
senza alterarne le relazioni direzionali.
Non si tratta di una deformazione arbitraria,
ma di una trasformazione lineare controllata
che converte i gradi reali in gradi apparenti
attraverso una compressione angolare sistematica.
Nella mappa sono tracciate le direzioni reali misurabili a partire dal punto reale di Corsagna (F). Le linee colorate indicano gli angoli della cosa, ovvero gli angoli effettivamente formati dalle diverse porzioni di territorio rispetto al punto di riferimento. Queste direzioni risultano distribuite su un’ampia apertura angolare, non direttamente trasponibile nello spazio pittorico del dipinto.
Legenda delle direttrici:
Nel quarto livello il meccanismo prospettico resta identico a quello del livello precedente; ciò che varia è l’ampiezza angolare iniziale, che, venendo compressa, produce una resa visiva di estrema distanza e di sintesi quasi cartografica.
L’insieme dei confronti con il territorio reale mostra che il paesaggio della Sant’Anna non è costruito in modo casuale. La sua organizzazione è intenzionale e si basa su relazioni geometriche reali, che vengono trasformate senza essere alterate. Non si tratta quindi di un paesaggio generico, ma del risultato di un metodo che rimane valido anche quando viene verificato con misure e confronti concreti.
La zona della Lunigiana alla sinistra delle Alpi Apuane, la valle del Magra e l’estensione costiera fino alla città della Spezia e alla Versilia, pur appartenendo allo stesso ambito geografico, non vengono rappresentate nel dipinto. Questa assenza non costituisce una negazione del reale, ma l’esito di una scelta costruttiva: la collina in primo piano e il capo di Sant’Anna assolvono la funzione di elemento di raccordo e di occultamento, nascondendo le porzioni di territorio che, a seguito della trasformazione prospettica, risulterebbero deformate o incoerenti.
Restano inoltre escluse dalla rappresentazione anche le porzioni più basse della Garfagnana, occultate inferiormente dalla collina e lateralmente dalla presenza dell’albero. Altre aree collinari alla destra delle Alpi Apuane non risultano direttamente visibili, ma vengono ricomposte pittoricamente attraverso un collegamento intenzionale tra Garfagnana e Apuane. Il paesaggio viene così organizzato mediante inclusioni ed esclusioni controllate, secondo una logica visiva coerente che governa l’intero impianto del dipinto.
«L’angolo dell’occhio è quello che fa l’oggetto veduto con l’occhio;
l’angolo della cosa è quello che l’oggetto fa in sé stesso.»
(Leonardo da Vinci, dal “Trattato della Pittura”)
Massimo La Rocca — ideatore del progetto Le Mirabilissime Invenzioni e autore della ricerca, del testo e dell’elaborazione grafica.
Collaborazioni:
Nell’immagine è evidenziato il primo livello di costruzione del dipinto. L’attenuazione delle aree rese in bianco non indica un’esclusione del paesaggio, ma serve a guidare l’osservazione verso il piano coerente con questo livello, riducendo l’interferenza di porzioni riferibili ad altri livelli di costruzione. La relazione tra le figure, il terreno di appoggio e lo sviluppo dello sfondo definisce così un campo visivo unitario, riconducibile a un contesto reale osservato da una posizione sopraelevata.
(Opera originale conservata presso il Musée du Louvre, Parigi.
Fonte immagine: Wikimedia Commons)